Abbraccia le rotture

L’arte di ritrovarsi: perché le rotture nelle relazioni sono normali (e come ripararle)

Quando immaginiamo una relazione sana, tendiamo a pensarla come un flusso continuo di comprensione, armonia e sintonia perfetta. Ma la verità è molto diversa. Anche nelle relazioni più forti, le persone sono veramente sintonizzate solo nel 30% del tempo.

Lo dice Edward Tronick, psicologo e ricercatore, che ha studiato per anni le dinamiche dell’attaccamento e della connessione umana. La maggior parte delle interazioni tra due persone è fatta di piccoli momenti di disconnessione, di fraintendimenti, di parole che non arrivano nel modo giusto. Ma ciò che davvero fa la differenza in un rapporto non è evitare le rotture, bensì la capacità di ripararle.

Tronick, con il suo celebre esperimento “Still Face”, ha dimostrato che fin dai primi mesi di vita i bambini vivono momenti di distanza e frustrazione con i loro genitori. Basta un attimo di distrazione della madre, uno sguardo mancato, una risposta che non arriva subito. Queste micro-rotture sono inevitabili e fanno parte della vita.

Ma la cosa più importante è un’altra: se dopo la rottura c’è una riparazione – un sorriso, un abbraccio, una parola dolce – il legame si rinforza. Il bambino impara che l’altro può allontanarsi per un momento, ma poi torna. Che l’amore non è assenza di imperfezione, ma la sicurezza che, dopo ogni distanza, ci sarà un riavvicinamento.

Quello che viviamo nei primi anni di vita lascia un’impronta profonda. Se siamo cresciuti con figure di riferimento che hanno saputo riparare le rotture, da adulti saremo in grado di gestire meglio le difficoltà nei rapporti. Accetteremo che le incomprensioni fanno parte della relazione, senza vederle come una minaccia o una fine.

Se non abbiamo mai sperimentato la possibilità di riparare un legame dopo una rottura, potremmo temere il confronto con l’altro. Ogni discussione diventa un pericolo, ogni fraintendimento ci fa sentire vulnerabili, ogni piccolo distacco sembra definitivo.

Così iniziamo a evitare.
Evitiamo di dire cosa ci ferisce, per paura di perdere l’altro.
Evitiamo di esprimere i nostri bisogni, perché non siamo sicuri che verranno accolti.
Evitiamo persino il dialogo, perché il conflitto ci sembra un terreno troppo fragile su cui muoverci.

Ma l’assenza di confronto non protegge una relazione, la indebolisce.

Forse è una domanda che non ci facciamo spesso, ma è importante: quando qualcosa non va, riesci a parlarne? Riesci a dire “mi ha ferito” o “ho bisogno di questo da te”?

Ti chiudi in te stesso, aspettando che l’altro capisca da solo?
Scappi, sperando che il tempo sistemi le cose?
Oppure affronti la situazione, ma con rabbia e frustrazione?

La capacità di confrontarsi nasce proprio da qui: dalla fiducia che, anche dopo uno scontro, sia possibile ritrovarsi. Se impariamo a stare nei momenti difficili senza scappare, impariamo anche a riparare.

Sì, sempre. Anche se non lo abbiamo imparato da bambini, possiamo allenarci a riparare le rotture, a tornare sui nostri passi, a ricucire con gentilezza e consapevolezza.

Prima di tutto, accettando che le rotture fanno parte della vita. In tutti i sensi 😉

Lascia un commento