Sono passati molti anni dall’ultima volta che ho scritto una newsletter come Giulia, all’interno del portale che avevo fondato, mammapretaporter.it. In questi anni, per chi non lo sapesse, mi sono dedicata al lavoro che mi ha scelto: il digital marketing. Mi ha scelto e io l’ho onorato, perché mi ha dato indipendenza economica e nuove prospettive. Ed eccomi di nuovo a scrivere, non per i miei clienti, non per un target di marketing definito, ma per me stessa e per chiunque senta una risonanza nelle mie parole. Sono stati anni densi, di ricerca interiore, di trasformazioni silenziose. Anni in cui la crescita naturale dei figli non era più il mio fulcro e molte delle certezze costruite si dissolvevano come nebbia al sole.
Ho dovuto smantellare convinzioni, lasciare andare aspettative, abbandonare la necessità di sapere sempre dove stavo andando. Ho imparato a perdere, a essere e a sentirmi completamente persa. E poi ricominciare. Ma ricominciare non con nuove verità assolute, bensì con la consapevolezza che la ricerca è la vera strada, che ogni domanda ha il suo tempo e che ogni risposta non è mai definitiva, ma solo un punto di passaggio. Ho compreso che non sono gli integratori a fare la differenza, né un metodo pedagogico a cambiare tutto. Non è il libro giusto di crescita personale che dissolve ogni insicurezza, né la routine perfetta di meditazione che porta alla felicità. Non è la dieta miracolosa che risana, né il corso motivazionale che fornisce la chiave definitiva del successo. La vera trasformazione avviene nel processo stesso, nell’abbracciare il cambiamento come un’esperienza continua, nel permettere a noi stessi di accoglierci come esseri in divenire, autentici. Come insegnano i testi vedici, la verità è nella non certezza, nell’impermanenza, nella capacità di fluire con la vita senza aggrapparsi a certezze illusorie.
Consapevoli dei nostri punti di forza e delle nostre fragilità. Umili nel riconoscere che NON SIAMO PER TUTTI E TUTTI NON SONO PER NOI. Questo principio mi ha illuminato in molti aspetti della mia vita: nel lavoro, quando mi tormentavo per la perdita di un cliente; nelle relazioni, quando l’uomo con cui immaginavo di invecchiare ha scelto un’altra strada; nei legami che cercavo ostinatamente di far funzionare, senza rendermi conto che non tutto deve per forza combaciare. Non siamo prese universali, non siamo progettati per adattarci a ogni contesto o a ogni persona, così come non tutti sono fatti per noi. Accettare questa realtà mi ha insegnato il valore dell’autenticità: il coraggio di essere me stessa senza forzare legami, senza il bisogno di compiacere, senza l’ansia di dimostrare qualcosa a qualcuno. Ci vuole molta fiducia, lo so… ma sarete ripagati. Non significa fuggire o autosabotarsi, ma lasciare andare senza forzare la mano, senza lottare contro il flusso naturale delle cose. Salutare con fiducia ciò e chi se ne va, senza paura.
Carl Rogers, grande psicologo e teorico dell’approccio centrato sulla persona, sosteneva che solo in un clima di accettazione e autenticità possiamo realmente fiorire. Essere autentici significa concedersi il lusso della vulnerabilità, accogliere i propri limiti e comprendere che il valore di una persona non si misura dalla quantità di connessioni che riesce a mantenere, ma dalla qualità delle relazioni che sceglie di coltivare.
Così nasce questo nuovo spazio, questo nuovo blog, questo nuovo viaggio. Non per distribuire risposte certe, ma per esplorare insieme le profondità della mente e delle emozioni, la psicologia e le neuroscienze, che ho deciso di approfondire come secondo percorso universitario dopo la laurea magistrale in sociologia e gli studi di naturopatia. Un cammino aperto, senza pretese di universalità, ma con il desiderio sincero di condividere riflessioni e scoperte. Se risuona in te, benvenuto. Se non lo fa, va bene lo stesso. Perché, in fondo, non siamo per tutti, e tutti non sono per noi. Ed è proprio in questa verità che possiamo davvero incontrarci.